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In Quaresima... sospinti dallo spirito!

TENTATI o TENTATORI?...

Le Catechesi bibliche e le Omelie ci arrecano, come sempre, spunti di riflessioni profonde che non lasciano mai indifferenti. Anche in questa Quaresima esse ci accompagneranno tutte le settimane, aiutandoci a trovare la strada per una possibile autentica e rinnovata conversione se ricorderemo che ci sono delle realtà della nostra vita che dovremmo correggere, prima fra tutte, la nostra relazione con il Signore. Nell’Omelia delle Ceneri, infatti, ci è stato detto che la Quaresima è un tempo opportuno, più che per fare fioretti, sacrifici, che portano ad un successo solo su noi stessi, e potrebbero non cambiare il nostro cuore, per trasformare i fioretti in PROMESSE che implichino il nostro coinvolgimento nella relazione con Qualcun altro (il Signore) che desideriamo ENTRI nella nostra vita! Inoltre la Quaresima ci prepara alla Pasqua che è Gioia. Sarà, quindi, un percorso, un cammino, un’attesa che diventerà essa stessa GIOIA, quella a cui noi cristiani siamo chiamati. La nostra fede, infatti, è in un DIO CHE È RISORTO, pertanto il mistero della Croce, della morte, è stato superato dalla Gioia. Una Gioia che tutti rinnoviamo quando ci ritroviamo attorno all’altare Eucaristico, dove il Sacrificio di Gesù diventa soddisfazione per tutti i nostri sacrifici.

Le promesse più belle che possiamo fare, allora,  sono quelle che ci preparano ad una nuova relazione con Dio, rinnovando le nostre relazioni con gli altri, con le cose, con tutto, attraverso una maggiore cura e ATTENZIONE per accorgerci del BELLO che ci circonda.

Siamo stati, infatti, invitati a provare a pensare ogni giorno ad una cosa bella che è nella nostra vita e a fare anche una sola promessa alla settimana, cercando, però, di essergli fedele con sincerità, poichè,…sicuramente, Qualcuno ci aiuterà a mantenerla per vivere con entusiasmo ed animo risollevato il  cammino quaresimale, e possiamo esser certi che non ci verrà a mancare la forza per percorrerlo. Ad illuminare questo cammino, intrapreso il giorno delle Ceneri, ci aiuteranno, come dicevamo, anche  le  Catechesi bibliche del giovedì sera nella sala San Francesco, della cui bellezza godono coloro che, seguendole fedelmente da anni, le raccolgono, le meditano e le custodiscono con cura nel cuore. Nella prima Catechesi, di questo tempo di Quaresima, è stata scelta, come immagine guida, quella di G. Dorè in cui Gesù, tentato da satana, rivolge il Suo Sguardo altrove, oltrepassando proprio colui che riteneva di poter minare la sua relazione con il Padre e, condotti pazientemente per mano, sono state raccolte nuove suggestioni che in quell’immagine erano sottese…

Sospinto dallo Spirito…tentato da Satana…

Due versetti (Mc 1, 12-13); una pericope ‘essenziale’; due azioni che racchiudono tutta la vicenda delle Tentazioni a cui pure Matteo e Luca dedicano un racconto, anche se molto più lungo e dettagliato, avvalorandone  sospinti, così, l’attendibilità del fatto.

Nel racconto delle Tentazioni, occorre ricordare, inizia il tempo della VERIFICA dell’IDENTITÀ di Gesù, quale Figlio di Dio che è il leit motiv di tutto il Vangelo di Marco sin dal primo versetto (“Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”. Mc 1,1). Il Padre stesso mette il Figlio nella condizione di essere verificabile, facendolo ‘sospingere dallo Spirito’ verso il deserto. La Sua deità doveva essere verificata in quel luogo, dopo che, poco tempo prima, era stata proclamata dal Padre, nel Battesimo al Giordano.

Anche noi – si rifletteva – dobbiamo passare le nostre ‘notti di fede’, nelle tenebre, in un deserto. Esse sono le nostre ‘verifiche’ dove dobbiamo e possiamo esser forti nella capacità di rimanere fedeli a Dio che, proprio lì, ci è vicino.

Per l’evangelista Marco le Tentazioni per Gesù, non sono solo quelle del deserto; esse si affiancano a quelle incontrate in tutta la Sua vita per essere verificato; tentazioni da rintracciare nel vangelo marciano, come studio personale. Gesù è tentato non perché può essere portato a commettere un male. In Lui non c’è nessuna radice di concupiscenza che porta a scegliere il male. In Lui è assente ogni possibile idea di peccato. Lui è tentato perché si possa scoprire ciò che di più profondo c’è in Lui: essere veramente Figlio di Dio, mandato dal Padre. Ciò non toglie che le scelte di Gesù non fossero molto sofferte; è tentato solo chi crede  in Dio. La via della Salvezza, ci mostra allora Gesù, non può che passare attraverso la tentazione-prova-verifica.

È stato lo stesso Spirito, si diceva, a sospingere Gesù nel deserto…e dall’analisi di questo verbo emergono interessanti considerazioni. ‘Sospingere’, infatti, viene dal verbo greco : ecballein (ecballein)che significa

  • buttare fuori
  • eliminare qualcosa di brutto,

ed ha la stessa radice verbale del termine diavolo: diaballon (diaballon)…quasi che le due azioni, quella dello Spirito e quella diabolica, possano equivalersi nell’intento di allontanare Gesù, nel deserto da qualcosa/Qualcuno (in ebraico: spazi sconfinati,luoghi desolati,solitari,silenziosi, abbandonati, senza punti di riferimento, di regole,spazi di morte, di paura, di confusione, di disorientamento,…).

A questo punto l’analisi etimologica ci faceva schiudere inaspettate considerazioni e riflessioni interiori.
Gesù, ‘uomo’ nel deserto,
luogo di solitudine, disorientamento, senza punti di riferimento è tentato nel perdere il Suo riferimento, l’orientamento costante al Padre; ma Gesù, nel deserto, continua a sapere e credere che non è da solo; Lui è col Padre e con le fiere (foriere di un nuovo tempo che s’inaugurava) e gli angeli: questa è la sua forza, e questa forza indica a noi.

La nostra vera tentazione è, infatti,…la solitudine; soccombiamo se nella tentazione siamo soli. Gesù può stare col tentatore, e vincerlo, perché non è da solo.
Allora, chiediamoci –
suggeriva il Parroco – il deserto, è il luogo della totale assenza?Dalle tentazioni dobbiamo sempre scappare?O, piuttosto, dovremmo accettarle come…verifiche?Il dolore, deve sempre essere fuggito?C’è un aspetto positivo nella prova?
Oggi viviamo in una cultura dell’indolore; abbiamo perso di vista il bisogno di fermarsi nella tentazione dove possiamo vincere; non certo, però, per noi stessi, ma per la NOSTRA FEDELTÀ A DIO !

Infatti anche

Gesù…”nel deserto rimase”

Tuttavia, occorre rendersi conto che, non sempre siamo solo TENTATI, perché (considerando tutte le sfumature di significato del termine ‘diavolo’ )possiamo noi stessi assumere le medesime ‘funzioni’ del TENTATORE…commettendo ‘diavolerie’…anche se non ne assumiamo, naturalmente, la sua identità.In greco diavolo: diaballon (diaballon), significa diavolo ma non solo. Indica colui che divide,disunisce; il divisore, separatore; colui che serba rancore, che mette in cattiva luce, che scredita; colui che induce all’errore, che mette trappole per far ‘cadere’ chi viaggia da solo; colui che inganna, mette discordia (contrario di concordia…stesso cuore). Come sostantivo: colui che calunnia; maldicente; bugiardo; colui che sparla. E come aggettivo: falsa accusa, inimicizia...

ALLORA…

…in fondo l’azione del maligno…è tutta umana!

Ecco perché, si concludeva nella Catechesi, occorre VIGILARE, cercare sempre la conversione. E come? CERTI DI VINCERE SE SI RESTA UNITI AL PADRE! Come Gesù, che ha vinto come uomo e come Dio, per inaugurare un Nuovo Regno che è già qui…in un deserto che può, all’improvviso rifiorire!

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