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4 Ottobre 2011

Solennità del Serafico Padre San Francesco d'Assisi nel 150° Anniversario dell'Unità d'Italia

Il 4 ottobre, nella nostra Basilica, si è festeggiata la Solennità del Serafico Padre San Francesco d’Assisi, patrono della nostra Italia che quest’anno festeggia il 150° centenario della sua unità. A ricordarlo la presenza straordinaria, ma non rara, di alcune autorità civili del XII Municipio che hanno donato per l’occasione una bella corona di fiori portata all’altare da due rappresentanti della Polizia  Municipale e la bandiera ‘pellegrina’ dell’Italia che quest’anno ha girato tutte le sedi pubbliche dell’EUR trovando l’ultima ed appropriata collocazione tra le … braccia del patrono d’Italia: la nostra statua di San Francesco. Prima di questo gradito e simbolico omaggio si è svolta  la  Celebrazione Eucaristica in chiesa, cioè nel ‘territorio’ vissuto e guidato fin dal suo nascere (da cinquant’anni ormai) dai francescani dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Nell’Omelia il Parroco P. Francesco ha iniziato citando e commentando alcuni stralci di uno dei tanti articoli pubblicati nei vari quotidiani di quel giorno intorno alla figura del poverello d’Assisi, da tutti sempre amato e conosciuto.

L’articolo in questione era apparso su una rubrica del quotidiano Il Giornale, che di seguito riportiamo.

"Fraticelli d’Italia, torniamo a San Francesco"

Ai miei tempi il 4 ottobre era festa. Non facevi in tempo a tornare a scuola il 1Ëš ottobre che il terzo giorno San Francesco ti resuscitava dai banchi.
La vera festa nazionale condivisa era quella. San Francesco è l’unico italiano che mette d’accordo tutti, credenti e laici. Piace ai cattolici, naturalmente, perché è santo e
ha le stimmate. Piaceva ai comunisti e socialisti perché è con i poveri ma il suo è l’unico comunismo che ammiriamo tutti, perché è volontario e personale, scontato sul­la propria pelle e non imposto da una dittatu­ra. Piaceva ai fascisti e ai nazionalisti, perché è il Santo Patrono d’Italia e per Mussolini era «il più italiano dei santi, il più santo degli ita­liani ».
Piace ai laici perché era in conflitto con il po­tere clericale, piace ai pacifisti che non a caso marciano su Assisi, da Capitini in poi e piace a tutti i dialoganti con altre fedi.
Piace alle fem­ministe perché aveva un rapporto paritario nella santità con Chiara. Piace agli ambientali­sti e agli animalisti perché fu il primo a difende­re la Natura, cantare il creato,l’acqua,la terra e trattare umanamente gli animali. Ed è il pre­cursore di tutti i ribelli e i viandanti, è andato on the road prima di Kerouac e dei vagabondi del Dharma, un irrequieto alla Chatwin, è il Siddharta nostrano e cristiano, senza ricorre­re a Buddha e a Hermann Hesse. Unisce fedi, culture, generazioni, pensieri opposti. Oggi poi è il testimonial perfetto per i sacrifici imposti dalla crisi.

Allora, Fraticelli d’Italia, perché non ripar­tiamo da lui?

Perché no? - Si è chiesto P. Francesco - Perché non ripartire da una testimonianza di vita così attuale? Se accettassimo di ripartire da lui, sarebbe una  proposta valida. Ma cosa scegliere di lui? Da che punto ripartire? San Francesco - ha continuato - non è partito da un sentimento romantico spirituale ma il suo ri-partire è stato frutto di un incontro reale con un lebbroso, che prima temeva e poi riuscì a vedere come il più ‘basso’, il più ‘piccolo’, l’ultimo della Terra verso cui tendere e a cui mostrare la sua condivisione, con un bacio. Francesco ri-parte dalla decisione di volersi ‘sporcare’ con quel lebbroso che il Signore pone sul suo cammino, in modo misterioso, apparendo per poi subito sparire, il tempo di ricevere la sua attenzione e vederlo … ri - partire.

È in quell’incontro, menzionato ampiamente nel suo Testamento, che Francesco ‘incontra Gesù’. Allora se c’è un bisogno di ripartire da qualcuno, sull’esempio del santo di Assisi, forse gli italiani dovrebbero farlo ripartendo da Gesù, da un incontro con Lui e con la Sua Parola che è Persona. Per questo, dunque, san Francesco è patrono d’Italia – proseguiva P. Francesco determinando un crescente coinvolgimento emotivo con le sue riflessioni – perché è l’esempio di chi è riuscito a costruire un’unità in se stesso solo quando ha iniziato a ‘spezzarsi’ per gli altri, seguendo Gesù. Ha scelto di entrare nella Storia da protagonista, una Storia in cui tutti sono corresponsabili di un’unità possibile che non può nascere dall’essere d’accordo sui progetti, buoni o sbagliati che siano ma dal ritrovarsi insieme ed ‘uniti’ a partire da Qualcuno!... Solo se è Lui la nostra origine riconosciuta sarà possibile Amare ciò che è altro da noi; stare dalla parte di chi ha, possiede, a volte nasconde, la propria ‘lebbra’…
In San Francesco – continuava il Parroco, lasciando ammutoliti i fedeli presenti – possiamo allora ritrovarci tutti ed essere, sì , diversi … ma una cosa sola, perché ripartendo per Gesù, con Gesù ed in Gesù, nel reale incontro con Lui siamo e diveniamo una reale Unità!

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